ELEZIONI STATUNITENSI

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martedì 14 novembre 2000

Si cerca di eleggere il nuovo presidente statunitense (e non americano come dicono tutti) e noi non riusciamo più a vivere.

Lasciando indietro, di milioni di chilometri la frequenza del blaterare di Silvio Berlusconi, del Papa, delle trasmissioni televisive e radiofoniche del tipo “mi scappa la pipì” (unico motivo plausibile per parlare così in fretta), tutti quelli che hanno la possibilità di parlare cosa fanno?

Parlano ininterrottamente di Bush junior e di Gore.

Prima vince uno e poi l’altro, poi le posizioni si invertono di nuovo e poi di nuovo come un ballo fantastico e demoniaco.

Ma tanto l’importante è parlare, far rumore, muovere l’aria con la bocca e la lingua, cosa si dice, i concetti e le idee non entrano nell’ottica di fare rumore.

Ma a noi cosa interessa se le elezioni vengono vinte dall’uno o dall’altro.

Un nuovo imperatore viene eletto a capo dell’impero statunitense, cioè del mondo.

Per noi non cambierà niente. Sotto il loro dominio eravamo e sotto il loro dominio resteremo.

E noi, con la nota abilità, tutta italiana, di cambiare le carte in tavola li chiamiamo ALLEATI.

Sarebbe stato meglio, alla fine del secondo conflitto mondiale, cadere sotto la dominazione russa; sarebbe stato difficile chiamare ALLEATI coloro che ti sventolavano il cannone di un carro armato davanti alla tua finestra.

O forse, mi viene il dubbio, avremmo chiamato ALLEATI anche loro!!!!!